La storia di Valentina Pitzalis

Published by Editor Fare x bene on

Raccontata da lei

Sono Valentina Pitzalis e sono miracolosamente sopravvissuta a un tentativo di femminicidio da parte di colui che diceva di amarmi di più al mondo.

Era il 2011, avevo 27 anni e quello che era in quel momento ancora mio marito, la notte tra il 16 e il 17 aprile, mi attirò con una scusa a casa sua dove, con un gesto premeditato, mi gettò addosso della benzina e mi diede fuoco.

Il dolore che provai è qualcosa di indescrivibile: bruciai senza perdere mai i sensi prima che arrivassero i soccorsi e quei 20 lunghissimi minuti in sui sentivo l’odore della mia pelle ardere impotente, saranno stampati nella mia mente per sempre.

Lui restò vittima della sua stessa trappola e morì per asfissia, io sopravvissi nonostante nessuno avesse scommesso un centesimo su questa possibilità.

Il fuoco mi provocò danni terribili e riportai ustioni di terzo grado (le più profonde) sul 30% del corpo, dove nemmeno un centimetro del mio volto fu risparmiato e persi completamente il naso e le orecchie. Inoltre, per salvarmi la vita, i medici furono costretti ad amputare la mano sinistra, mentre fortunatamente, dopo molti consulti e tentativi, riuscirono a salvare la mano destra che era ormai gravemente danneggiata e persi per sempre la mia autosufficienza.

La mia disabilità, il fatto di dover dipendere da qualcuno anche solo per andare alla toilette, è da allora la cosa più difficile da accettare. Più difficile da affrontare della disperazione nel guardarmi allo specchio e non riconoscere più  la mia immagine. Più del subire decine di interventi nel corso degli anni (soprattutto per salvare la mano che mi è  rimasta). Più della paura di uscire di casa, diventando oggetto di sguardi impauriti, curiosi, disgustati.

Io però, nonostante tutto questo non mi sono mai arresa e, anzi, ho anche deciso di mettere nero su bianco la mia storia scrivendo un libro “Nessuno può toglierti il sorriso“.

L’ho fatto per fare in modo che non ci sia più nessuna Valentina, per far si che tutti possano riconoscere i campanelli d’allarme e si salvino in tempo da relazioni malate che possono sfociare in quello che è successo a me. Dopo l’uscita del libro però (era il 2014), è iniziata una campagna d’odio  e diffamazione sul web nei miei confronti da parte dei genitori di chi mi ha ridotto così.

Infatti avevo commesso un paio di errori imperdonabili: non solo ero sopravvissuta, ma avevo anche osato raccontare quello che avevo subito, invece di chiudermi in casa a piangermi addosso, come il manuale della vittima perfetta dei leoni da tastiera vorrebbe! 

Per spingermi alla resa e al silenzio, la famiglia di mio marito e i loro sostenitori hanno cercato di ribaltare i ruoli e trasformarmi da vittima in carnefice. Hanno iniziato una campagna d’odio on line nei miei confronti senza esclusione di colpi, a suon di bugie e farneticazioni diffamanti dove sostenevano che io fossi l’assassina del figlio e mi fossi data fuoco per sbaglio o per ottenere fama e soldi.

Io ovviamente non ha mai risposto  perché ritengo che i tribunali con la legge in essi applicate siano le sole sedi opportune, e ho denunciato e vinto le prime cause. Purtroppo  neanche le condanne sono servite a fermarli e loro hanno continuato a perseguitarmi imperterriti e impuniti. L’hanno fatto avvalendosi del gratuito patrocinio (la famiglia di mio marito si dichiara nullatenente) di cui io non ho mai potuto usufruire perché sono nello stato di famiglia dei miei genitori, non essendo io in grado di vivere da sola.

Avendo loro sempre lavorato, superiamo il limite di reddito di €11.000 annui. Io sono stata resa invalida al 100% e ho diritto alla accompagnamento. Non ho mai ricevuto alcun risarcimento e percepisco una pensione di €270,00 circa che sommata all’ accompagnamento arriva a € 790,00 circa.

I genitori di mio marito, hanno provato, quindi, per anni, in tutti i modi a farmi passare per l’assassina del figlio e nel 2017, dopo due archiviazioni del caso, mi hanno denunciata di nuovo. A seguito di questa denuncia, è stata aperta un’indagine nei miei confronti per omicidio volontario, incendio doloso e istigazione al suicidio.

Inutile dirvi cosa abbia significato  per me subire una cosa del genere, oltre il danno la beffa.

L’indagine  è  durata  tre lunghi anni nei quali ho dovuto subire insulti, minacce di morte, cattiverie, diffamazioni, body shaming e l’ho dovuto fare in silenzio, confidando nella giustizia.

Nel mentre era in corso un processo perché la madre di mio marito aveva sottratto un mio diario da casa sua e aveva pubblicato le pagine separandole arbitrariamente, spacciandole per lettere.

Leggendole separate dal contesto, io stessa capivo quanto acquisissero un significato negativo che non avevano. Primo processo vinto e altri costi legali. Poi un processo per diffamazione, altro processo vinto, con condanna a risarcimento di danni che la famiglia di mio marito non potrà mai coprire e altri costi per me. Finalmente  il 1 ottobre scorso è  arrivata la richiesta di archiviazione dell’inchiesta di omicidio e l’incubo è  finito, riconoscendomi definitivamente come la vera unica vittima, una vittima due volte.

In realtà però non è finito del tutto. Tutte le spese legali infatti le dovrò  pagare e io non ho la possibilità economica per poterlo fare. La cifra ammonta a € 98.000,00 e io non ci dormo più  la notte. In questi anni, ho cercato di dare un senso a tutto quello che mi è  successo portando la mia testimonianza a chiunque la volesse ascoltare. Collaboro gratuitamente con una onlus FARE X BENE, che mi ha sempre sostenuto e non mi ha mai lasciato sola. Facciamo progetti nelle scuole, andando a parlare ai ragazzi. Con la prevenzione combattiamo ogni forma di discriminazione,  bullismo, cyberbullismo e violenza di genere, dando vita anche tanti eventi di sensibilizzazione in giro per l’Italia. Hanno provato a togliermi tutto questo, hanno provato a farmi passare per carnefice ma non ci sono riusciti e io, anche se è  stata dura non ho mai mollato. 

Ora vorrei tornare davvero alla vita senza più  avere pesi addosso ma le spese legali sono davvero ingenti e sinché  non le pagherò  non potrò  essere davvero tranquilla. 

Non ho mai chiesto denaro per nessuna delle mie attività, mai. Ma oggi chiedo a ognuno di voi di aiutarmi a coprire le spese legali, di aiutarmi a riprendermi davvero la mia vita e non essere più vittima, ma artefice del mio futuro e aiuto concreto e costante per tutte quelle ragazze e donne che ne avranno bisogno. Io oggi ho bisogno di voi, anche se so che non è un periodo facile, anche se so che il presente e il futuro ci spaventano per la pandemia e la sua costante presenza.

Vi chiedo di aiutarmi a tornare a sorridere, diffondendo la mia campagna di raccolta fondi e regalandomi anche solo un piccolo contributo, che parta da questa Giornata cosi importante dove si celebra la giornata contro la violenza sulle donne e arrivi a donarvi e donare un regalo di natale virtuale che attraverso l’affetto per me, arrivi a qualcuno che amate.

Grazie